PIAZZA DELLE ERBE

 

piazza delle erbe

Piazza delle Erbe ha una doppia identità.

E’ tanto tranquilla e silenziosa di giorno quanto è affollata e caotica la sera, soprattutto il fine settimana.

E’ il centro della movida genovese e moltissimi giovani trascorrono le loro serate, dall’autunno alla primavera, in questa zona.

Io stessa molto spesso mi sono seduta in uno dei tanti locali della piazza per bere un caffè nel pomeriggio o per prendere un aperitivo la sera.

Dubito che chi abiti a Genova non si sia mai fermato o non sia mai passato per Piazza delle Erbe.

La piazza non è grande, un po’ come tutte le piazze che si trovano nel centro storico, si trova leggermente in pendenza e ha una forma rettangolare allungata.

barchile

Nel centro della piazza c’è un barchile (fontana) che, dopo secoli di trascuratezza, di recente, grazie alla raccolta fondi dell’associazione Genova Cultura, è stato restaurato.

La storia di Piazza delle Erbe è interessante perché è una storia di gente comune e di vita quotidiana.

Il suo nome in origine era “Piazza Nuova da Basso” o “Piazza Nuova la Nuova”, due volte “Nuova” perché c’era già una “Piazza Nuova” che era l’attuale Piazza Matteotti.

Vi si teneva un mercato di frutta e verdura e per questa ragione dai genovesi fu soprannominata Piazza delle Erbe.

I “besagnini”, gli abitanti e contadini della valle del Bisagno, vendevano qui i prodotti dei loro orti.

Ancora oggi a Genova con il termine “besagnigno” s’intende il fruttivendolo o anche il negozio di frutta e verdura.

Dalla metà del ‘600 anche i rivenditori di carne di capretto furono spostati in Piazza delle Erbe da Porta dei Vacca, cosa della quale i besagnini non furono felici, perché metteva a rischio il loro banco la cui assegnazione avveniva per estrazione a sorte fra quanti fornivano il loro nome all’apposito Ufficio Comunale.

Le difficoltà degli abitanti e dei lavoratori di questa zona però aumentarono ulteriormente quando nel 1628 il barchile dal quale attingevano l’acqua, fu spostato da Piazza Nuova (Piazza Matteotti) a Piazza San Domenico (Piazza De Ferrari).

Una decisione che diffuse il malcontento sia fra gli abitanti di Piazza San Domenico che vivevano la presenza del barchile come un intralcio, sia fra quelli di Piazza delle Erbe che per attingere l’acqua erano costretti ad allontanarsi molto dalla loro zona (per saperne di più leggete il mio articolo dedicato a Piazza De Ferrari).

I cittadini andarono a lamentarsi dai Padri del Comune che prendendosi il tempo necessario per riflettere sulla questione, il 5 novembre 1694 emisero un’ordinanza che incaricava Paolo De Marini (loro recente membro e attivissimo esperto di politica estera) della costruzione di un nuovo barchile.

L’ordinanza così recitava “essere concessa la facoltà all’ill.mo Paolo De Marini […] di farvi costruire una fontana barchile con piramide o senza o come a lui parrà meglio”.

Quando fu chiaro il disinteresse del De Marini verso la questione “barchile”, l’incarico fu affidato a Marcantonio Doria (deputato agli stabili) il quale con 774 lire genovesi a disposizione fece costruire nel 1695 il barchile che fu posizionato al centro di Piazza della Erbe.

Era un’opera esteticamente discutibile: un piedistallo quadrato in marmo che gettava acqua dai lati.

Essendo comunque un’opera realizzata non per rispondere a esigenze decorative ma piuttosto a bisogni pratici, pur non incontrando il gusto estetico dei Padri del Comune, i cittadini ne beneficiarono per le loro necessità quotidiane.

putto piazza delle erbe

barchile

Pratica o no la fontana non piaceva, per cui, due anni più tardi, vi fu collocato sopra un Putto in marmo presente ancora oggi (Bambino con delfino), realizzato dallo scultore genovese Giovanni Tommaso Orsolino.

Nel corso degli anni il mercato si era arricchito di banchi per vendere la panissa e i cucculli oltre a quelli di frutta e verdura e carne.

Nel 1871 il putto che guardava verso Vico delle Erbe (il vico che collega Piazza delle Erbe a Piazza Matteotti) fu voltato “verso il maggior passaggio di gente” ovvero nella posizione in cui lo vediamo oggi.

donna ottocento
Foto tratta dal libro “Vecchia Genova”

In realtà la data esatta di quando il putto è stato girato sembra essere discutibile ma in un’immagine che ho trovato risalente all’ottocento (Donne ottocentesche attingono acqua al barchile) il Putto è ancora rivolto nella direzione originale.

Immagino per cui che la decisione di spostarlo fosse da far risalire a un’epoca successiva ai primi anni dell’ottocento.

Secondo Genova Cultura, l’associazione incaricata del restauro della fontana, il Putto è stato posto nel 1699 e voltato nel 1871.

Il barchile di Piazza delle Erbe invece, a differenza di altri in città, non è mai stato spostato dalla sua posizione originale.

Mi piace l’idea che questo barchile realizzato per favorire la quotidianità e senza badare all’estetica, abbia avuto un enorme valore che è aumentato nel corso della storia.

Un piccolo monumento che ha resistito alla vanità dei potenti, alle intemperie e alla violenza delle guerre.

piazza delle erbe

Quando durante la seconda guerra mondiale tutto il complesso di Sant’Agostino fu bombardato, Piazza delle Erbe, compreso l’Oratorio del Suffragio che era stato fatto erigere nel 1618 per dare sepoltura ai morti di peste, fu praticamente rasa al suolo.

Oggi lo spazio è occupato da una scuola il cui stile architettonico difficilmente avrebbe incontrato il gusto raffinato dei Padri del Comune.

Il barchile nonostante fosse piccolo e si trovasse in una posizione vulnerabile (al centro di una piazza) esposto così alle vicissitudini della storia e del tempo, oggi è ancora qui, nel centro di Piazza delle Erbe, un po’ ammaccato forse ma orgogliosamente ‘in piedi’, dal 1695.

Giulia

#genovasifaesirifà

Grazie grazie e ancora grazie alla scrittrice Tania Filì per la revisione del testo!

fonti:

http://bit.ly/2tAjsve, http://bit.ly/2Hps89Thttp://bit.ly/2FxOcm9

Libri:

Dizionario delle strade di Genova – Edizioni Tolozzi – Tomaso Pastorino a Cura di Bianca Maria Vigliero – pag. 480 – 481

Vecchia Genova – Valenti Editore – Giulio Ottonelli – Pag 149

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